Il complesso quadro meteo euro-atlantico, già visto, per il mediterraneo e buona parte del continente si traduce in dominio anticiclonico. E questo anche considerando le eventuali modeste infiltrazioni o le modeste falle temporanee in quota che possono, a causa della elevata disponibilità di energia, scatenare temporali, in prevalenza diurni, anche di una certa entità. Il relativo incremento di instabilità delle prossime 24/48 ore, soprattutto nel nord-italia, non deve, infatti, illudere. Caldo e valori barici in quota da promontorio afro-mediterraneo tenderanno, soprattutto nel corso della prima parte della prossima settimana, ad aumentare ulteriormente. Il disegno della situazione prevista intorno a metà mese, fatta dei colori indicativi della situazione isotermica a 850 hPa e delle linee bianche rappresentative delle isoipse relative ai 500 hPa, fornisce la figura del promontorio suddetto, e fornisce anche, allargando l’osservazione su una scala euro-atlantica, il quadro degli elementi e dei forcing in gioco che tengono la situazione di blocco ed in cui il rialzo barico in quota coinvolge anche le latitudini medio-alte del continente, parte centro-occidentale, e del vicino oceano. Il profilo isoipsico e le zone, rappresentate dalle frecce medie, in cui il jet stream accelera, ci raccontano di un quadro in cui il dominio anticiclonico dinamico abbraccia oceano, area mediterranea ed europa nord-occidentale, ed in cui una apprezzabile falla stazionaria ad ovest di francia ed iberia contribuisce ad alimentare la risalita del suddetto promontorio afro-mediterraneo. In un contesto del genere non può poi certamente mancare l’affondo, altrettanto persistente o stazionario che coinvolge la parte orientale o nord-orientale del continente e che, bloccato ad est, mantiene in vita un energico flusso sud-occidentale esteso dalla turchia al nord della russia. Difficile che una configurazione del genere possa sbloccarsi facilmente o in maniera rapida. Ma si può pensare che, comunque ed alla fine, in virtù di certi movimenti futuri, inquadrabili in dirittura di fine decade e già visti in precedenza, possa esserci una evoluzione orientata a favore di rimonte islandesi dell’azzorriano, a favore di uno spostamento dei massimi del sub-tropicale verso occidente, e, di conseguenza, anche a favore una apertura all’azione di un flusso groenlandese in grado di agganciare il cut-off atlantico-iberico e di guadagnare in latitudine verso sud-est (vedi movimenti simboleggiati dalle frecce più grandi semitrasparenti). Di certo si rimane nel campo delle possibilità o delle ipotesi, ma è anche vero che, da qualche tempo, molta modellistica questo cambiamento lo intravede. Per cui ne prendiamo atto, e speriamo…
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