Il cambio di configurazione si propone con la classica fisionomia dei flussi in quota dominanti atlantici nord-ovest/sud-est, relativamente ondulati nonché, però, sul piano degli affondi mediterranei, solo moderatamente incisivi. Ciò significa che le relative ed intrinseche ondulazioni negative tendono ad affondare, ma solo entro una certa latitudine, parzialmente ostacolate da una fascia sub-tropicale ancora di segno relativamente estivo. Al netto di un jet stream di tutt’altra intenzione rispetto a quello frenato e deviato del passato va considerata, ovvero, una tendenza delle saccature, in moto dal nord-atlantico, a muovere si verso sud-est ma non con il piglio degli affondi che scavano vere depressioni mediterranee. Ecco che in questo modo può maturare la possibilità di affondi strozzati o di affondi che scivolano fino nell’entroterra africano ma che perdono contatto con il flusso dominante e principale atlantico in moto a più alte latitudini e da ovest ad est. Proprio la saccatura destinata a cambiare il tempo nel corso della settimana sembra andare incontro, più o meno, a tale destino, ciò che non significa, naturalmente, assenza di un peggioramento. Tutt’altro. La curvatura ciclonica in quota, più presente sul settentrione, nonché la debole o moderata diminuzione della pressione associata ed estesa a tutta l’area del mediterraneo occidentale, non mancheranno certamente di produrre un deciso incremento di instabilità, con uno sviluppo ed un transito di attività temporalesca che, come si sa ed in questi casi, può non mancare di produrre fenomeni anche intensi. Il mio disegno, riferito ai giorni 10/11, che riporta la situazione ai 500hPa, quella al suolo (linee bianche delle isobare), e il corso principale del jet stream con le sue accelerazioni (frecce), è eloquente nell’indicare la dinamica sopra descritta, corrispondente ad una saccatura in transito moderatamente spinta verso levante ed il cui affondo meridiano risulta parzialmente strozzato ed indebolito, e magari tendente a cut-off. Una evoluzione questa che è caratteristica proprio di quelle dinamiche che vedono una spinta meridiana in grado di creare un affondo nord/sud ma, nel contempo o nell’immediato successivo, una spinta zonale più a nord che tende a prevalere su detta spinta meridiana. C’è da dire che la moderata ondulazione negativa in questione ed in quei giorni in transito sul nord o sul centro-nord potrebbe, successivamente e sulla base di una moderata rimonta anticiclonica a monte ed in direzione dell’europa centrale, assumere un asse orientato da nord-est a sud-ovest, approfondirsi, rallentare la sua traslazione verso levante, e muovere, piuttosto, da nord-ovest a sud-est lungo l’adriatico, così da mantenere condizioni di variabilità e di una certa instabilità per qualche tempo. Ma per questo vedremo…
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