DIARIO ESCURSIONI 2019

 

6  GENNAIO  2019  - ANELLO DI S. QUINTINO (San Miniato)     -   fuori programma

Approfittando del bel tempo, anche se freddino, abbiamo pensato di fare un trekking sulle nostre colline con la preziosa collaborazione di Giovanni. Ci troviamo a sud di San Miniato, precisamente nel piccolo borgo di San Quintino, dove è fissata la partenza. Scendiamo subito nella valle per poi risalire abbastanza ripidamente sull'altro versante, da cui si gode una stupenda vista sulla parte storica(non sciupata da nuove costruzioni) di San Miniato. Tocchiamo vari luoghi, Calenzano, Marzana, il luogo dove, intorno al 1200, ebbe origine la famiglia Gucci,  scendiamo di nuovo in valle (Parrino)  per poi risalire ancora fino a Collebrunacchi. Qui abbiamo, grazie a Giovanni e alla proprietà, la possibilità di visitare il bellissimo giardino della fattoria e la cappella posta in fondo ad esso. E' ormai l'ora del pranzo e ci "appollaiamo" sul prato prospiciente al borgo, sotto un tiepido sole. Le nuvole del mattino sono ormai scomparse e un cielo sereno e luminoso ci accompagnerà fino alla fine del percorso. Consumato il pranzo continuiamo sempre sul crinale fino ad arrivare alla fattoria di Mellicciano, purtroppo ormai non più in funzione. Breve visita del giardino con un gigantesco cedro del Libano. Raggiungiamo il Barco, un colle dal quale la vista spazia a 360 gradi, da Volterra al mare, dalle Apuane all'Appennino, ecc. Siamo su un tratto della Via Francigena e in effetti, presso una grande quercia, troviamo il "book" della Francigena, un libro sulle cui pagine i pellegrini appongono i loro pensieri. Vediamo citazioni da tutti i paesi del mondo e in varie lingue, compreso il cinese. Siamo prossimi al tramonto e il giro termina giusto in tempo per ammirare un sole rosso che se ne va lentamente oltre il mare. Un grazie di cuore a Giovanni per le informazioni, cenni storici, poesie ecc. con cui ci ha deliziato lungo il percorso. Circa 18 km.

FOTO    percorso (con Google Earth)


13  GENNAIO  2019  -  INTORNO A PUNTA ALA

Prima uscita ufficiale del 2019 del gruppo con meta la costa grossetana di Punt’Ala. Fa freddo, ma nulla a che vedere con le mattine “ghiacciate” dei giorni scorsi anzi, la temperatura è appena sopra gli 0° e c’è un po' di nuvolaglia ad incupire i buoni istinti. Procedendo verso sud il tempo migliora, compare un bel sole e la temperatura si addolcisce ulteriormente.., la quadratura prende forma. Ci ritroviamo al parcheggio della Chiesa di Punt’Ala in 27 ed iniziamo la salita verso le pendici del Poggio Peroni con la stradina del golf club locale. Intercettiamo il sentiero di cresta che porta al Poggio il Crino ed abbiamo il primo bellissimo scorcio panoramico che abbraccia da Cala Violina a Piombino fino all’Elba, l’intero Golfo di Follonica. Raggiunta la Foce del Trivio ci immettiamo sulla sterrata del Rio Palma, l’antica Via della Dogana che percorre alta sulla scogliera un tratto molto panoramico  con la vista che si spinge verso i monti dell’Uccellina e l’isola di Montecristo, anche se la foschia rende meno imperiosa la ribalta. Ciuffi e cespiti di rosmarino fiorito regalano buone fragranze ed il sole con i suoi 13° ci coccola ancor più.  Arriviamo nei pressi di Torre Cala Galere, ci rifocilliamo e indugiamo quasi “pallidi e assorti”, nel guardare il mare. Un gruppo di circa 13 persone si spinge in "esplorazione" fin verso le Rocchette e ciò comporta la "separazione" temporanea dagli altri che, invertendo la direzione, tornano alla Foce del Trivio, dove ci ricompattiamo. Nei pressi della Foce troviamo un punto sosta attrezzato con panche e tavole di legno che utilizziamo per la nostra pausa pranzo. La discesa sulla vecchia stradina del Rio Palma, non più utilizzata da anni, offre eleganti profili  sullo scoglio dello Sparviero, sugli scogli Porchetti e sull’Elba. Terminiamo la vecchia stradina del Rio Palma, salvaguardata da un cancello che preclude l’eventuale accesso di auto. Siamo sulla strada principale di Punt’Ala, ma le numerose ville e condomini di lusso non si vedono bene in quanto protetti da un verde curato e lussureggiante e ciò tutto sommato è piacevole in quanto sembra di percorrere un bosco pulito. Superato “L’affaccio” su Cala Tartana dal sentierino ripido ed esposto, procediamo verso il Poggio dei Tre Pini. Dopo una breve scalinata ritroviamo la strada che, in corrispondenza di un curvone, cela in modo mimetico il sentiero per Cala Tartanella. Scendiamo lungo l’ampia traccia che in breve diventa vero e proprio letto di impluvio. Arriviamo alla Cala superando un dirupo con un ponte costituito da due tronchi d’albero regalandoci una breve sosta e la foto di gruppo. Ritorniamo indietro per un breve tratto in quanto l’accesso dal basso al Castello di Punt’Ala (ex Villa Balbo), è precluso da una rete. Raggiungiamo il vialino del castello ed il sentierino che percorre su di una cresta sempre più esile il tratto finale che regala una bella emozione. Il panorama è bellissimo e trovarsi in fondo alla punta con gli Scogli Porchetti e lo Sparviero davanti è veramente piacevole. Ultime foto, qualche parola poi via, c’è ancora il tratto dopo Punta Hidalgo e l’arenile nord da percorrere. Bella giornata e bellissima compagnia. (P.M.)

FOTO     percorso  (con Google Earth)


17  FEBBRAIO 2019  -  LA "BRANCOLERIA"

 Per Brancoleria si intende una piccola valle laterale del Serchio, a ridosso delle Pizzorne. Piccole frazioni, antiche pievi romaniche e un clima davvero gradevole.  Ci ritroviamo in 35, prima a Marlia e poi andiamo alla Pieve di Brancoli dove troviamo da parcheggiare le macchine. Da lì inizia la ns camminata: posto bellissimo davanti alla Pieve di S. Giorgio, purtroppo chiusa, ma ci riproveremo al ritorno. La chiesa in puro romanico lucchese edificata nel XII secolo dai maestri comacini, le stesse maestranze del Duomo di Lucca, si presenta in tutta la sua semplicità ma il meglio è all'interno che speriamo di vedere al rientro. Giornata di sole da inizio primavera, quasi calda, da stare in camicia: saliamo subito per la Croce da via del Colloreto, prima fra le case e poi verso il bosco di castagni seguendo le stazioni della Via Crucis che ci accompagneranno fino alla Croce. Salendo il panorama si fa stupendo verso la piana e verso le Apuane; i primi “crochi”, con il tiepido sole, stanno spuntando dal terreno. In basso, nella valle, il Serchio scorre in curve dolci verso valle, paesini sopra la valle e poi le Panie. Arriviamo con una dolce salita alla Croce monumentale di Brancoli ricostruita dopo la guerra in calcestruzzo; essa mostra qualche visibile danno da età ma la sua altezza e la leggerezza della struttura la rendono magica. Qui il panorama spazia a 360° dal Matanna al Rondinaio. Dopo la foto di rito scendiamo verso destra per prendere la carrareccia per Piazza di Brancoli dove, presso la chiesa di S. Maria Assunta, ci fermiamo per la pausa pranzo.  Breve sosta per ammirare la chiesa romanica, chiusa anche quella ma ben visibili i bassorilievi esterni. Breve passeggiata per il piccolo borgo e poi discesa fra gli ulivi con fiori precoci e camelie verso la chiesa di S. Ilario, di pochissima importanza dato le varie ristrutturazioni; saliamo verso la chiesetta di S. Lorenzo dove una signora ci apre per visitare l’interno di una stringente semplicità da fare quasi tenerezza così come la terracotta dei Della Robbia con l’effigie del santo. All’esterno, fra il campanile e la chiesa, vi è un arco dove anticamente passava la strada. Saliamo ancora per tornare alla Pieve di S. Giorgio, dove con fortuna ci viene aperta la Pieve. Finale con grande spettacolo; l’interno è romanico puro, colonne grandi, capitelli intarsiati e corinzi ma l’ambone con esili colonne sopra i leoni lucidi e belli ricorda che anche piccole chiese nascoste nel nulla hanno dei capolavori incredibili. Resta da citare la ceramica dei della Robbia raffigurante S. Giorgio e l’affresco del ‘4oo al lato dell’altare. Un ringraziamento al signore che ci ha aperto e parlato della Pieve. Giornata stupenda di sole dai colori dei fiori, dal violetto al giallo al rosso delle camelie. Percorsi circa 14 km. (Piero)

FOTO        percorso  (visualizzabile con Google Earth)    Video di Sergio  : https://www.youtube.com/watch?v=cpRhV6aSmd4


25  FEBBRAIO  2019  -  DA LEVANTO A MONTEROSSO

Questo trekking era originariamente previsto il 3 febbraio e rinviato a causa maltempo. E' stato un bene perché la giornata di oggi ci ha regalato un cielo limpido e una temperatura gradevole. Siamo in 15, quasi tutti arrivati a Levanto con il treno. Oltrepassata la spiaggia di levanto, iniziamo a salire fino a giungere a Punta Mesco. Da lì il sentiero è in forte discesa fino a Monterosso. Nell'aria si sentono i profumi di una primavera che qui in Liguria arriva sempre un po' prima. Il mirto, il cisco, il lentisco, il ginepro ci avvolgono con i loro profumi. Bellissima escursione in uno dei luoghi nei quali non è mai abbastanza ritornare...

FOTO (di David e Giovanna)     percorso                video di Sergio:  https://www.youtube.com/watch?v=ihC14zhu3wM


3  MARZO  2019  -  IL CONVENTO DI MONTESENARIO

Arriviamo a Vaglia in orario ed iniziamo il percorso, prima con un breve tratto asfaltato, poi con uno stradello inghiaiato che ci conduce in salita ai vasti prati pascolativi di Case Signano. Intanto un grosso cane pastore maremmano ci accompagna bonario e tranquillo. Raggiungiamo un bivio, dove lasciamo il tracciato dell’Anello del Rinascimento, iniziato più a valle, dirigendoci a sinistra verso la salita del Poggio degli Uccellini. La salita è ripidissima e non si sentono i cinguettii degli uccellini ma i mugugni anaerobici di molti…, “ma che è una lizza?? ..Quando finisce??!  Finito il duro strappo e ripreso fiato, percorriamo la grande foresta mista fino ad arrivare ad un Imposto da dove è possibile vedere il Convento di Montesenario che pare ancora distante. Attraversiamo la strada per Bivigliano e torniamo in salita alla volta di Casa Altare, antica colonica che conserva ancora la grazia e la bellezza di un tempo. Poco oltre per un breve tratto, riattingiamo un tratto dell’Anello del Rinascimento per lasciarlo alla Porticciola, importante valico dove convergono numerosi sentieri. Ci dirigiamo lungo il crinale boscoso in direzione sud est con una salita abbastanza comoda ricca di fioritura di croco. Superato un altro snodo di sentieri (il Giogo) e percorso un tratto in piano, vediamo il Convento, siamo nel suo tratto prospicente dove prati e grandi massi di granito invitano ad una sosta. Infatti qui consumiamo il pranzo rilassandoci un po'. Ma il tempo stringe, saliamo la lunga scalinata del convento entrando dentro la prima cappella. Il silenzio è assoluto e ci meravigliamo che tutte le stanze attigue alle cappelle siano aperte. Ci sono piccole stanze dedicate allo studio. Notiamo mobili con vecchi libri monastici e tutto è scarno ed essenziale, ma l’atmosfera è buona  e curiosare zitti zitti ci piace. Numerosi quadri e affreschi rendono ricco il patrimonio pittorico del Convento. Nel quasi buio, di fianco alle canne di un organo, intravediamo l’affresco di Annigoni. Casualmente troviamo l’interruttore giusto ed accendiamo la luce ammirando il grande affresco. Usciamo da queste belle penombre e ci ritroviamo tutti sulla terrazza panoramica per una foto di gruppo accarezzati da un bellissimo sole.  Adesso quello che ci interessa è il ritorno verso la stazione di Vaglia ed ingaggiamo una piccola lotta contro il tempo perché abbiamo 2 ore di cammino e ci avanzano solo 15 minuti prima dell’arrivo del treno. Dopo la vecchia ghiacciaia del convento, perdiamo il tracciato ritrovandolo poco più a valle.  Raggiungiamo Bivigliano e lo superiamo velocemente sfruttando quel poco di asfalto che troviamo.  All’altezza della bellissima Villa di Bivigliano torniamo sul sentiero, attraversiamo un piccolo guado ed alcuni radi casolari. Procediamo di buona lena senza quasi mai fermarsi concentrati e quasi senza parlare. Riprendiamo l’Anello del Rinascimento e cominciamo ad essere più rilassati. Raggiunto il bivio di Sommavilla, dove sorge l’antica chiesa omonima, ora invasa dai rovi, ci ricompattiamo per l’ultimo tratto di discesa. Siamo tornati a Case Signano ed in basso vediamo la stazione di Vaglia, ritroviamo il cane pastore maremmano, lo salutiamo e percorriamo in rilassamento l’ultimo tratto. Giunti alla stazione, piccolo ristoro, cambio abiti ed obliterazione, poco dopo arriva il treno, puntuale…, come noi. (P.M.) Percorsi ca. 15 km. D+ 620 m.

FOTO     percorso (con Google Earth)      video di Sergio :  https://www.youtube.com/watch?v=Il-6koSKh4M


14  MARZO  2019  -  MONTECERBOLI / SAN MICHELE ALLE FORMICHE

DEDICHIAMO ALL'AMICO CARLO ("Carlino"), scomparso da poco, questo trekking

Questo trekking era in programma nel marzo 2018 ma, a causa della neve, fu annullato. Proviamo a ripeterlo oggi e questa volta il tempo è completamente diverso. C'è nell'aria il sapore della primavera, un po' di nuvoli che si dissolveranno nel corso della giornata. Ci ritroviamo a La Sterza, siamo in 33. Dopo aver lasciato le auto al parcheggio posto all'inizio del paese di Montecerboli, facciamo subito una breve visita al borgo medievale con il castello. Uscendo dalla parte nuova del paese pare di entrare davvero in un'altra epoca. C'è silenzio nelle strette viuzze dell'antico borgo, la cui origine si colloca intorno al 1000. Torniamo quindi al punto di partenza della nostra escursione, alla base del Poggio alla Marruca. Da lì percorriamo circa un kilometro di stradello che costeggia il vapordotto (siamo in piena zona geotermica, Larderello è a due passi). Arrivati alla centrale Enel "Monte Gabbro" con la imponente torre di raffreddamento, la bypassiamo per giungere sulla SS. 439. Siamo ora nella zona del torrente Radicagnoli; fatichiamo un po' per trovare l'angusto sentierino che dovrebbe condurci in vista della poco conosciuta ma suggestiva Cascata del Radicagnoli. Purtroppo la recente siccità ha ridotto di molto la portata del torrente e la cascata si rivela un esile filo di acqua. Il paesaggio è comunque molto selvaggio, sotto di noi la dura roccia di oriolite; il sentiero si interrompe ad un certo punto con una staccionata, ma proprio in vista della cascata. Da lì è pericoloso proseguire, anche se sarebbe bello arrivare in fondo al letto del torrente, ma siamo in molti e torniamo indietro. Riprendiamo il sentiero che ci porterà alle rovine dell'antico eremo di San Michele, non tralasciando di effettuare una piccola deviazione a destra per vedere il "Pozzo della Campana", un suggestivo salto d'acqua con una pozza sottostante profondissima. Un segnale turistico posto all'imbocco della deviazione racconta la leggenda che sta all'origine di questo nome.  Successivamente incontriamo i ruderi delle "Terme di San Michele", apprezzato luogo termale fin dal 1500. Si vedono ancora i resti della vasca (foto). Il luogo è davvero suggestivo e ameno, il torrente Radicagnoli, con la sua poca acqua, scorre silenzioso sotto il rudere. Da ora in poi costante salita fino ai 465 metri del "Poggio di Spartacciano" su cui insistono i ruderi dell'Eremo. Un insidioso vento di maestrale ci accompagna durante la salita ma, giunti in cima, lo sentiamo un po' meno e ci spaparacchiamo sul piccolo prato per la meritata sosta pranzo (si è fatto un po' tardi). Dopo la rituale foto di gruppo torniamo indietro. Originariamente avevamo previsto un percorso che  poi ci avrebbe riportato sulla "Via dei Gabbri" lungo il vapordotto, ma decidiamo per un'alternativa per non fare la stessa strada. Giunti perciò alla base del poggio, al Podere  Le Vignacce, andiamo per stradello in salita verso sud per voltare poi verso est  in corrispondenza del Poggio La Torrinaia ed arrivare poco dopo esattamente alla Croce al Masso, punto di inizio dell'escursione. All'orizzonte arrivano dei nuvoloni grigi che sembrano preannunciare pioggia ma che poi si dissolveranno anch'essi. Bel trekking davvero, piena soddisfazione dei partecipanti. Percorsi circa 10 km. D+ 428m.

FOTO    percorso                   video di Sergio:  https://www.youtube.com/watch?v=3V-_m59yKrk


31  MARZO  2019  -  PARMA E FONTANELLATO  (in pullman)

È stata veramente una bella “uscita” gratificata da un clima ideale, dalla bellezza dei luoghi e da un gruppo molto disciplinato. La mattinata è assai fredda, umida e con banchi di nebbia che accarezzano le colline. Partiamo con un lieve ritardo, ma il viaggio procede abbastanza scorrevole fino a Parma dove, con una certa circospezione, aiutiamo il nostro autista Enrico a sincerarsi che non ci siano divieti particolari. Arrivati a Piazza S. Croce, nel quartiere Oltretorrente, salutiamo Enrico iniziando il percorso. Entriamo dal lato ovest del Parco Ducale e costeggiamo subito la grande Peschiera ricca di anatidi e pesci. Il parco è enorme, alberi centenari si stagliano nel reticolo di stradine che solcano e s’ intersecano con l’ordito razionale di un giardino alla francese. Arriviamo nella Etoile, che simboleggia il fulcro vitale del parco proprio davanti al grande Palazzo Ducale, oggi sede dei famosi RIS di Parma. Usciti dal parco ed attraversato il torrente Parma entriamo nella Pilotta, enorme struttura di fine '500 che racchiude la storia,  la potenza ed il racconto di quel che fu il Ducato di Parma. Varie selciature e porticati enormi danno importanza alla struttura che in origine aveva esclusivamente finalità belliche. Oggi questa struttura è il più importante polo museale della città, ma qui torneremo più avanti. Arriviamo nell’ ex Convento di San Paolo, dove al piano terra trova spazio il “Castello dei Burattini” che costituisce il Museo G. Ferrari, forse il più ricco d’Italia e quello che ancora oggi organizza vere e proprie rappresentazioni teatrali in tutto il mondo. Usciti da questo luogo e superata la Statua del Partigiano ed il Teatro Regio, arriviamo alla Chiesa della Steccata, grande e ricca Chiesa a pianta greca che però non ci sentiamo in grado di visitarla in quanto si sta officiando la Messa domenicale. Peccato perché Piero si era preparato per una descrizione del luogo, soprattutto sul Parmigianino. Superiamo Piazza Garibaldi, abbellita da eleganti palazzi (quello del Governatore e quello del Comune), arrivando in Piazza del Duomo accerchiata dall’ottagonale Battistero, dal Palazzo Vescovile e dal Duomo stesso. L’interno del Duomo è stupendo, ricco di affreschi, e con tre navate possenti ed eleganti. Sotto la cupola ammiriamo l’assunzione della Vergine, capolavoro del Correggio, mentre nella bellissima cripta sottostante l’altare, si svolge la Messa e la spiritualità diventa ancor più tangibile.  Alle 12 ci disperdiamo per la pausa che ognuno organizza liberamente tra i vari localini, con l’intento di ritrovarsi puntuali dopo 40 minuti. Tutto va come detto ed alle 13 Spartaco e Paolo si mettono in fila per i biglietti del polo museale della Pilotta. È difficile raccontare la cronistoria di una visita in un museo ma di certo la vista e la storia del Teatro Farnese, tutto in abete rosso del Friuli, ti stupisce e ti emoziona davvero, così come le opere ed i quadri incontrati nella Galleria Nazionale. Bene.., Parma in pochissimo tempo ci ha arricchito davvero.., Parma bella città, pulita ed elegante. Saliamo puntuali sul nostro pullman nel luogo convenuto con il nostro autista Enrico e partiamo alla volta di Fontanellato che dista circa 18 km. Arrivati nella piccola cittadina, siamo andati alla ricerca del centro storico dove si trova il castello contornato d’acqua. Entriamo da un’antica porta e notiamo che i colori pastello delle vecchie case poste tutte intorno al castello, peraltro chiamato Rocca Sanvitale, offrono un bellissima cromia ed il contesto è molto piacevole. Puntuali come da accordi presi, conosciamo le nostre  guide (estremamente preparate e professionali) e ci lasciamo cullare per un’ora nella storia della famiglia Sanvitale che dà il nome alla Rocca, visitando tutti i locali, con un’attenzione particolare alla saletta dipinta dal Parmigianino ed alla curiosa camera ottica, un gioco di lenti che consente di vedere, non visti, le vie del borgo. Dopo un gelato ed un caffè, terminiamo la nostra uscita emiliana, contenti, un po' stanchi e con la consapevolezza che l’Italia è strepitosa anche nel “piccolo”. (P.M.)  

FOTO       video di Sergio:  https://www.youtube.com/watch?v=9jmsuU9sEhg

22 APRILE  2019  -  ANELLO DI ARTIMINO

Trekking originariamente programmato per il 14 aprile ma rinviato per copiose piogge. Questa volta la pioggia ci è stata risparmiata (almeno fino a termine trekking) ma l'Italia è stata invasa da una depressione africana che ha portato sabbia del Sahara e piogge abbondanti nel centro-sud. Noi fortunatamente siamo stati risparmiati e la mattina è iniziata con un bel sole, seppur velato, e con un forte vento di grecale. Siamo in 22; a La Nave di Camaioni (punto di partenza) ci aspetta l'amico Giovanni Corrieri che, non avendo casualmente impegni francigeni, siamo riusciti a cooptare e la cui presenza è stata preziosa come al solito. Gradita presenza anche di Federico e figlio (Palaia trekking). Iniziamo subito la salita verso il podere Ruzzolapaiolo; purtroppo all'inizio di questa un cancello (forse un pochino abusivo...) ci sbarra la strada ma, fatte le opportune valutazioni, lo oltrepassiamo. Giunti in quota il percorso si snoda attraverso un bel bosco nel quale vediamo l'arrivo della primavera: fioritura di "stipe", foglioline verdi di rovere ecc. Giungiamo all'abbazia di San Martino in Campo, la cui origine si colloca intorno al 1000. Un breve tratto asfaltato ci porta alla salita verso Artimino; evitiamo la strada asfaltata, percorsa da varie auto e moto e, grazie alla traccia GPS, attraversiamo un tratto boscoso in salita (non ci sono segni e talvolta il sentiero si interrompe) fino ad arrivare alla bella Pieve di San Leonardo ad Artimino. E' ormai l'ora di pranzo che consumiamo nel loggiato, al riparo dal solito vento forte. Solita foto di gruppo e breve salita al borgo di Artimino dove alcuni approfittano dell'apertura di un bar per i soliti caffè e dolcetti vari. Andiamo in direzione della villa medicea La Ferdinanda detta anche "dei 100 camini". Purtroppo un cancello chiuso ci impedisce di accedere almeno al giardino. A questo punto rimangono da percorrere ancora circa 6 km, quasi tutti in discesa. Intanto nel cielo le nuvole si stanno infittendo; notizie da casa ci dicono che già piove da qualche parte e riteniamo saggio andare abbastanza velocemente verso le auto. Una breve sosta alla necropoli di Prato Rosello dove abbiamo modo di vedere alcune tombe etrusche, anche se chiuse con tanto di cancello metallico. Ripida discesa verso il piccolo centro di Poggio alla Malva e arrivo al punto di partenza. Il cielo si è effettivamente coperto ma di pioggia per fortuna neanche l'ombra. Percorsi ca. 14,5 km.  D+ 520 m.

FOTO         percorso (con Google Earth)      video di Sergio:   https://www.youtube.com/watch?v=0mDq7Cdo7tc


28  APRILE 2019 - LA FORESTA DI BERIGNONE, IL CASTELLO DEI VESCOVI

Giornata dal meteo ambiguo con quella variabilità che che ti fa un po' preoccupare ma che allo stesso tempo ti offre squarci di azzurro. Da Pasquino ci ritroviamo in un bel numero infatti siamo in 36 con gli amici della Borra Trekking capitanati da Daniele e Giorgio. Dopo Mazzolla scendiamo fino al vecchio Podere del Batazzone, oggi trasformato nel bellissimo agriturismo Villanovia. Da qui inizia il vecchio tracciato per il Capannone. Rispetto alle mia ultima volta che percorsi questo tracciato, l’ho trovato migliorato, con un bel fondo di brecciolino e con canaline laterali, un tempo questo stradello era disastroso con presenza di fango. Scendiamo al ponte sul torrente Fosci arrivando alla sbarra che impedisce a qualsiasi veicolo di entrare nella riserva naturalistica di Tatti e Berignone (escluso le mountain bike). Quest’area boschiva, un tempo regno incontrastato dei carbonai, offre la reale sensazione di trovarsi in un bosco vero, lontano da tutto, popolato da animali selvaggi ed il fatto di essere in gruppo rende più piacevoli queste ancestrali percezioni. Superiamo l’area del Capannone, vecchio e grande podere oggi chiuso ma con l’area prospicente ben tenuta dove tavoli, panche e punto fuoco invitano ad una sosta. Lo stradello continua dritto come un fuso nella volta verde dove sentiamo alcuni cinghiali “sfrascare” allarmati dal nostro arrivo. Superato il ponte a raso sul Sellate e lasciato a destra il sentiero del Podere Casineri, arriviamo a superare nuovamente il Sellate su di un altro ponte a raso. Siamo alla confluenza del Botro al Rio, difeso dall’enorme Masso di Sansone. Decidiamo di sondare il terreno con un piccolo numero di “esploratori”, utili a dare una valutazione sulla percorribilità del canyon. I nuvoloni neri, qualche goccia di pioggia ed una morfologia del canyon un po' ruvida, ci fanno prendere la decisione di desistere, ritornando allo stradello per proseguire la salita verso il Castello dei Vescovi. Poco prima di arrivare al castello il tempo migliora, il cielo diventa un contrasto bellissimo tra i nuvoloni neri ed il blu cobalto del cielo. Decidiamo di salire fin verso il punto dove era prevista una eventuale “via di fuga” dall’alveo del Botro al Rio, considerando che ormai raggiungere la Grotta Rossa stava diventando impossibile. Pranziamo sotto un bellissimo sole che però viene subito coperto da nuvoloni neri. Ripartiamo e raggiunto nuovamente il bivio della via di fuga, un manipolo di 7 persone decide di “calarsi” nel profondo del Botro al Rio per vedere di discenderlo e ricongiungersi più a valle con il gruppo. Dall’alto della rupe del Castello dei Vescovi vediamo il manipolo avanzare nella forra, cerchiamo di stabilire il contatto radio dal quale riceviamo buone notizie sulla percorribilità della forra che in alcuni punti innalza alte bastionate di conglomerati gialli. Intanto il grosso del gruppo raggiunge il ponte a raso davanti al Masso di Sansone in attesa del piccolo manipolo composto da 4 uomini e 3 donne. Usando i fischietti stabiliamo un contatto sonoro che ci indica la distanza che sempre più si assottiglia.  Dopo il ricompattamento iniziamo la via del ritorno. Facciamo una piccola sosta al Capannone, dove facciamo una foto di gruppo per ripartire affrontando il tratto di salita che ci separa dalle auto.  Non abbiamo raggiunto la Grotta Rossa e questo ci dispiace, ma è stata comunque una bella giornata trascorsa con un bellissimo ed eterogeneo gruppo, in una natura ancora splendida e selvaggia. Percorsi circa 13 km.   D+ 300 m. (P.M.)

FOTO    percorso


26  MAGGIO  2019  -  DA BOCCADASSE A NERVI   (gita in pullman)

Un altro fine settimana canaglia ha accompagnato questo Maggio inconsueto, piovoso soprattutto nel fine settimana. Era la nostra ultima occasione per questa uscita, l’abbiamo affrontata e siamo stati fortunati. Il nostro pullman, condotto come di consueto dall’amico Enrico, parte in orario sotto una leggera pioggia. Piove lungo tutto il percorso ma verso Rapallo la pioggia cessa ed il cielo alleggerisce il suo cupo portamento. Arrivati a Genova e giunti alla fine del quartiere Foce, troviamo la piazzetta giusta, scendiamo dal pullman (siamo in 46) e ci dirigiamo sulla grande passeggiata verso la Chiesa di Sant’Antonio in Boccadasse che nasconde e protegge la bellissima baia dove sorge il borgo omonimo. La baia con il cielo plumbeo ed il mare calmo regala una bella dimensione, solo che alcune gocce di pioggia ci riportano ad una realtà fatta di kway, ombrelli ed ombrellini. Alcuni saliscendi su piccole creuze ci fanno doppiare Capo Santa Chiara caratterizzato da stratificazioni verticali appena affioranti sul pelo dell’acqua.
Giungiamo a Vernazzola altro piccolo borgo nelle cui stradine troviamo parcheggiate non delle auto ma delle barche. Siamo al ponte sul torrente Sturla ed iniziamo il tratto lungo la vecchia Aurelia, caratterizzato da rotonde, piccole baie dove spiaggette  spopolate raccontano la dimensione stagionale veramente anomala. A Quarto superiamo il monumento dedicato ai 1000 garibaldini arrivando poi a Quinto al mare. Qui alcuni del gruppo fanno incetta di focaccia genovese mentre altri acquistano pasta fresca tipo tordelli, trofie ed altre specialità. Dopo la pausa pranzo raggiungiamo il porticciolo di Nervi raccolto sulla foce del torrente omonimo e contornato da eleganti case d’epoca abbellite da decori pittorici coloratissimi. Con una piccola deviazione raggiungiamo il ponte medioevale retrostante il porticciolo per una foto ricordo. Tornando indietro e superato il torrente Nervi, iniziamo la passeggiata Anita Garibaldi, bellissima che racconta l’ elegante fraseggio tra il mare e la montagna.
Moltissime piante ed aiuole ben curate danno lustro al percorso dove la geologia si esprime ai massimi livelli ed i panorami verso il promontorio di Portofino e Punta Chiappa colgono la lirica fantastica di questa regione. Purtroppo rimangono i segni della tempesta Vaira che nell’ottobre scorso distrusse molti manufatti e parte della passeggiata stessa, come un ristorante sventrato dalla furia del mare. Arrivati alla spiaggetta di Capolungo, torniamo verso monte per 2/300 metri invertendo la direzione per guadagnare l’entrata dei parchi di Nervi. Entriamo all’altezza della Villa  Fassio Grimaldi, sede della collezione Frugone e nell’occasione anche di una bellissima esposizione di disegni di Mordillo. Molti del gruppo ne approfittano per una visita mentre altri scelgono di visitare i giardini. Fantatico il roseto, per colori ed allestimento, che ospita 800 tipi diversi di rose, mentre il parco offre prati perfetti dai quali si vede il mare, vialini, panche e tavoli di legno dove poter mangiare, ed una serie incredibile di alberi, alcuni veri patriarchi, provenienti da tutti i continenti. Visitiamo in definitiva un 60% dei parchi di Nervi perché dobbiamo tornare verso Nervi centro dove ci attende il pullman. Percorriamo la via principale di Nervi approfittando ancora per qualche acquisto come gelato artigianale e l’immancabile focaccia genovese condita in tutte le salse. Puntuali come da copione raggiungiamo Enrico salendo alla spicciolata sul Pullman.
A consuntivo siamo stati fortunati, la pioggia ci ha accompagnato soltanto per 10/15 minuti ed il nuvolo, anche se ha penalizzato l’esaltazione dei colori, ha offerto un mare quasi autunnale, romantico e serafico accompagnato da una gradevole temperatura (P.M.)

FOTO     percorso      video di Sergio:  https://www.youtube.com/watch?v=Uvo4XD3y46I


9 GIUGNO  2019  -  LA MAGICA CANDALLA

Prima giornata di caldo, diciamo finalmente, ma con una elevata carica di umidità diffusa che si sente e che poco la si apprezza. Siamo in 25, c’è anche Eva, la più piccola ed il canino Leo, ormai habituè delle nostre uscite. Saliamo tra colline e caseggiati ben tenuti contornati da prati appena tagliati e numerosi cancelli a chiudere antichi passi.., purtroppo. Scolliniamo il Colle di Carbonaia e ci dirigiamo verso Lombrici con alcuni tratti di sentiero non molto chiari, comunque superato il ponte sul torrente Lombricese, ci soffermiamo nella piccola piazzetta dove sorge la bella chiesa di San Biagio, il campanile e la canonica. Una signora locale, conosciuta da Moreno lo scorso anno, ci ha raccontato la storia di suo padre, mastro scarpellino che molti anni fa, insieme ai suoi operai, restaurò completamente la facciata della chiesa. Oggi la signora tiene in ordine le aiuole ed il verde davanti la chiesa e gentilmente informa chiunque si soffermi in questo luogo. Prima di arrivare al bivio di Candalla, osserviamo i numerosi manufatti in ferro disposti lungo la strada, alcuni veramente belli e sovradimensionati. Entriamo nella forra di Candalla accolti dalla fresca corrente d’aria che scende giù da essa e questo ci piace molto. Un piccolo ristorante con tavolini sulla ghiaia del torrente con palme e banani, rendono questo luogo eccentrico ma che non stona con il contesto apuano. Arriviamo al Mulino di Candalla, dove una fragorosa cascata rumoreggia nel grande tonfo che l’accoglie rendendo lo scenario estremamente piacevole. Da una piccola fonte posta alla base delle scalette che scendono verso il tonfo, sgorga un ricco zampillo e molti di noi ne approfittano per una rinfrescata. Il sentiero adesso sale con ampie e comode svolte verso un’altra fontana ed anche qui altra rinfrescata e scorta ulteriore d’acqua. La mulattiera è bella, in ombra ed offre scorci sulle pareti verticali del Pennino di Candalla, ricco di vie d’arrampicata. Cascatelle e tonfi accompagnano il nostro percorso. Superiamo il “mulino dei segreti”, oggi diruto ma elegante e sobriamente rivestito di licheni e muschi ed arriviamo alla Piscina del re, grande e profonda vasca che accoglie tre cascate. Ancora in salita, troviamo un tratto infido e liscio chiamato lo “scivolo dei malintenzionati”, fortunatamente asciutto quindi privo di pericoli. Superata su piccola peruviana  la “porta delle fate”, che altro non è che una grande radice che scende dall’alto ed avvolge il sentiero, attraversiamo il poco stabile “ponte della tregua”. Salendo ancora su ottima traccia, sentiamo il fragore di uno scroscio d’acqua, infatti sulla sinistra vediamo la “doccia delle fate” dove una piccola cascata, cadendo sopra un roccione, diffonde goccioloni d’acqua in tutte le direzioni ed i raggi solari rendono questa nebbiolina scintillante, quasi magica.  Cerchiamo il guado, lo troviamo.., forse no. Ci consultiamo con la traccia gps e decidiamo che, essendo una parte del gruppo già un pezzo più in su e considerando la piccola incertezza riguardante il sentiero oltre il guado, il gruppo proseguirà in salita. Tre di noi (Moreno, Paolo e Spartaco) proveranno a trovare il sentiero oltre il guado.  I contatti radio ci confortano, infatti la traccia fatta a tavolino, il nostro gps e la realtà sul terreno coincidono perfettamente, quindi la via giusta era al guado. Nel contempo il grosso del gruppo si è trovato ad affrontare una salita ripidissima su terreno poco affidabile ma comunque tutto si è risolto con l’arrivo a Casoli dove ad attendere il gruppo c’è una bella fontanella con il graffito sullo sfondo.  Casoli si distingue per i suoi graffiti eseguiti su facciate di abitazioni, muri e fontane, tutti riconducibili ad un’antica tecnica fatta rivivere dall’artista Vincenzo Murabito che qui visse e dove morì nel ‘72.  Pausa pranzo comodamente seduti all’ombra di platani, con fontanella attigua e piccola cascata nelle vicinanze. La discesa da Casoli avviene attraverso la bella ed antica mulattiera che con numerose risvolte scende al Mulino di Candalla.  Per il rientro verso le auto optiamo per una piccola scorciatoia su asfalto attraverso la strada comunale di Vado ed il ponte omonimo. Confermiamo la magìa di Candalla, luogo da tutelare, da salvaguardare e da far conoscere. (P.M.) Km 10 circa D+ 425m.

FOTO      percorso   


23  GIUGNO  2019  -  DALLA DOGANACCIA AL LIBRO APERTO

E' arrivato il gran caldo e questa escursione serve anche per un po' di refrigerio, visto che a quell'altezza non si suda davvero. Il gruppo parte dal parcheggio funivia della Doganaccia. Il programma prevedeva di arrivare fino al Libro Aperto, ma il tragitto di andata e ritorno si sarebbe rivelato un po' troppo faticoso per cui è stato interrotto alla Cima Tauffi, dalla quale peraltro si gode un grandissimo panorama. Qualche nuvolone ha oscurato il sole, ma niente di preoccupante.

FOTO (di Davide)


7  LUGLIO  2019  -  LA SACRA FORESTA DI VALLOMBROSA

Alla partenza da Pontedera siamo davvero un bel gruppo, oltre 30, anche con il contributo degli amici de La BorraTrekking. Una nuvolaglia che non promette niente di buono ci accompagna fin verso Firenze. Ci auguriamo che le previsioni (buone) ci azzecchino, ma ci sbagliamo. Ma andiamo per ordine. Intanto Vallombrosa sembra invasa da tutta Firenze (i fiorentini sono davvero tanti e la domenica si spostano al mare o al fresco); difficile trovare un posto auto. Alcuni addirittura vengono fermati a Saltino e costretti a prendere la navetta; ci ricompattiamo davanti all'Abbazia. Purtroppo iniziano a cadere le prime gocce, seppur sporadiche. Visto che alle 10,30 si può effettuare la visita dell'Arboreto Sperimentale decidiamo di trascorrere 1,5 ore all'interno del medesimo con la guida di una guardia forestale. Nell'arboreto vi sono moltissime piante  provenienti da vari Paesi e che qui hanno trovato un habitat ottimale. Sequoie gigantesche, Larici immensi ecc. ecc. Ogni tanto è necessario aprire l'ombrello, il cielo è sempre più plumbeo anche se per un attimo è apparso il sole. Finita la visita si pone il dilemma su che fare, vista l'incertezza estrema del meteo. Ma ormai ci siamo e decidiamo di partire per il giro. Ma, fatto circa 1 km, il rombo di tuoni ci fa desistere, anche perché siamo informati che dalle nostre parti sta facendo un bel temporale. Torniamo allora precipitosamente indietro e, trovato alcuni piccoli ripari, ne approfittiamo per consumare il pranzo. Ma, improvvisamente, il cielo si apre ad ovest e in men che non si dica scompaiono le nuvole e un bel sole filtra attraverso gli alberi. A quel punto, ormai decisi a non sciupare la giornata, in 17 decidiamo di ripartire(vedi foto del "gruppino"). Gli altri, sparpagliati qua e là, rinunciano e trascorrono un po' di tempo nei pressi dell'abbazia, qualche caffè, qualche acquisto al mercatino ecc. Non percorriamo tutto l'anello previsto ma lo accorciamo un poco, anche perché il tempo passava veloce e inoltre l'aria umida ci faceva sudare abbondantemente. Ammiriamo nel nostro incedere bellissime faggete e altrettanto belle abetaie; i tronchi dritti come un fuso svettano verso il cielo, sembra di essere immersi in una miriade di stuzzicadenti giganteschi. Insomma una giornata abbastanza movimentata. Comunque almeno ci siamo rinfrescati dalla calura che da giorni ci opprime.

FOTO      percorso